"Sin dalla sua fondazione, 2500 anni fa, ad opera dei Fenici,
Cagliari e' stata città produttrice ed esportatrice dei sale.
"L'aria delle città rende liberi" recita un antico proverbio europeo che
ben si è adattato al capoluogo sardo.
I fatti i suoi abitanti,dal 1327 alla metà dell'Ottocento, ricevevano il
sale del Molentargius gratuitamente, mentre i contadini dei villaggi
campidanesi (Quartu Sant' Elena, Quartucciu, Selargius, Monserrato e
Pirri) erano "comandati" a lavorare nelle saline.
Il lavoro dei contadini e dei forzati ha salvato gli stagni del
Molentargius e del Poetto. Le saline, con la loro attività, hanno
evitato l'interramento del Molentargius per gli apporti del rio di
Selargius eh hanno conservato fino ai giorni nostri questo straordinario
paesaggio lacustre in piena città. Solo le saline sono riuscite a
fermare la selvaggia colata di cemento che ha travolto
Cagliari e Quartu
in quest' ultimo dopo-guerra; ma dal 1986 a causa dell'inquinamento, esse
non producono più: in oltre 2000 anni è
la prima volta che la "macchina del sale" si ferma. Non era successo
neppure del Trecento, quando la città fu lungamente assediata dagli
Aragonesi. |
Il sale ha spesso inserito
Cagliari nei circuiti commerciali e politici
del Mediterraneo e dell'Europa.
Per capire l'importanza che nella conservazione alimentare ha avuto per
migliaia di anni, prima della produzione industriale del ghiaccio, è
sufficiente un esempio preso in prestito dallo storico svizzero Bergier:
" La storia del sale in passato e quella del petrolio oggi sono legate
da stretta parentela". E come oggi gli uomini sono disposti fare la
guerra per garantirsi gli approvvigionamenti dai pozzi petroliferi, in
maniera |
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stabile e
possibilmente a buon prezzo, gli uomini di ieri erano disposti a
distruggere città e a organizzare guerre, per terra e per mare,
allo scopo di impadronirsi del sale. Il "petrolio
bianco" di ieri. Come il petrolio anche il sale aveva un'
universalità d'uso, nessuno ne poteva fare a meno e però non si
trovava dappertutto: i luoghi di produzione erano molto più
limitati di quelli attuali. C'era quindi come accade oggi per il
petrolio,una disparità geografica delle risorse.
C'è però tra il sale ed il petrolio una differenza fondamentale, il
petrolio e' fonte di energia, che è la principale preoccupazione
economica dei nostri tempi. Il sale era una risorsa alimentare. Nel
Settecento, sotto i Savoia, il sale di
Cagliari divenne famoso
nell'economia europea e mondiale, sfondando nei mercati del Nord Europa
e del Nord America. Le grandi quantità di pesce proveniente
dall'Atlantico, avevano bisogno del sale, il petrolio bianco del
Molentargius e del Poetto.
La domanda internazionale del sale prodotto a
Cagliari superò l'offerta
e il lavoro dei duecento contadini "comandati" non bastò più.
La classe dirigente sabauda risolse il problema estendendo a decine di
altri villaggi l'obbligo di lavorare nelle saline.
A metà del Settecento, in pieno secolo dei lumi, centinaia di contadini.
provenienti da settantadue paesi raccoglievano e trasportavano il sale
che le navi svedesi caricavano nel porto di
Cagliari. I contadini che
non si presentavano al lavoro venivano multati o incarcerati. La
raccolta del sale iniziava a luglio, in contemporanea con la mietitura
del grano. I contadini obbligati a scendere nelle saline, per un salario
da fame, rischiavano così di perdere i frutti dell'intera annata
agraria.
Nel 1767 il governo decise l'invio nell'Isola di forzati piemontesi che
dessero manforte ai contadini sardi "comandati".
I galeotti piemontesi, quasi tutti contadini, divennero i nuovi "dannati
delle saline", raggiungendo il numero di duecentosessanta.
Il lavoro obbligatorio nelle saline di
Cagliari cominciava ad essere
equamente distribuita tra i contadini sardi e i carcerati piemontesi.
Nell'agosto del 1767 i forzati tentarono la loro prima fuga dalla "Casa
delle Salinette" dove erano rinchiusi. il tentativo venne sventato dai
dragoni del re. Per gli ammutinati non ci fu scampo, vennero puniti con
sessanta bastonate a testa.
Da Torino il ministro Bogino scrisse al vicerè lamentandosi della scarsa
produttività dei forzati, aggiungendo inoltre: "mi è parsa troppo mite
la provvidenza delle sessanta bastonate fatta loro dare".
Il vicerè, conte don Vittorio Lodovico d'Hallot des Hayes e di Dorzano,
spiegò pazientemente a Bogino che i forzati, carichi di catene e sotto
il sole estivo, non potevano lavorare più di sei ore al giorno. Molti di
loro erano già morti per l'"intemperie" (la malaria) e soprattutto per
"il colpo di sole malattia acuta e violenta".
Qualche anno più tardi, 12 marzo del 1777,
i forzati piemontesi scrissero da
Cagliari questa lettera (conservata
oggi nell'Archivio di Stato di
Cagliari) indirizzata al successore
del Bogino, il ministro Chiavarina: "Qui siamo per la seconda
volta a pregare per la passione per il nostro Redentore Gesù
Cristo, di aver pietà carità e misericordia di noi miseri
forzati in questa Galera di
Cagliari. Già sappiamo che siamo
debitori al Re e alla giustizia e chiediamo per purgare i nostri
debiti, ma ancora siamo cristiani e non bestie che meglio
sarebbe di passare al patibolo di Porta Palazzo di
Torino che di esser per anni cinque in questo carcere perchè
potremmo almeno salvare le anime nostre, mentre qui ce ne
andiamo a quattro, a cinque al giorno disperatamente nell'altra
vita, senza aver fora di raccomandare le anime nostre a Dio. e
le nostre orazioni sono piuttosto maledizione. e siamo tutti
anime perse. e tutti i nostri lamenti sono nulla". "Sappia
Vostra Lustrissima che gli impresari che provvedono le nostre
vivande sono senza coscienza, e non si contentano di un profitto
onesto (comprando roba di rifiuto) e guasta come le fave tutte
confitte di carni e putride e marze con pietre, arena ed il
tutto a bollire. Sin che le carni si consumano in brodo. E a
veder quella salsa fa corromper l'appetito; la pasta e' misera,
il condimento vi è di un lardo e olio, o cero puzzolente. la
bevanda simile a
quella che fu beverato Cristo". Ciò provoca "la peste in corpo"
al punto che "le malattie vengono senza remissione e che in
pochi giorni siamo per l'altra vita. "Dunque a vostra
Lustrissima sta a darci la vita o la morte, o il Cielo... la
dannazione, che in questo modo è impossibile di salvarsi ... A
chi toccherà rendere a render conto di tutto questo al Tribunale
vostra Lustrissima, di aver pietà di noi, e di assisterci in
queste così tristi miserie". Il ministro (termina la supplica)
"consideri quelli poveri forzati che sono al travallio delle
saline, l'aria cattiva, l'acqua mala, le vivande mal
condimentate, il travallio e Dio che tormento". Le "comandate
del sale", che avevano costretto i contadini al lavoro estivo
nelle saline, vennero abolite nel 1836 dal Re Carlo Alberto. Da
questa data il lavoro nel Molentargius è stato svolto
esclusivamente dai forzati, i quali hanno lavorato nelle saline
fino a una settantina di anni fa, quando furono sostituiti da
lavoratori provenienti da Quartu e dai centri limitrofi. I
lavoratori delle saline, riuniti in grosse cooperative, hanno
costituito i primi nuclei di sindacati operai laici e cattolici
di Cagliari e Quartu. Se nel settecento la condizione dei
galeotti piemontesi destinati alle saline del Molentargius era
tragica, nella prima metà dell'Ottocento non era molto
migliorata. la necessità che il loro lavoro fosse sempre più
intenso e razionalizzato per trasformare le saline da azienda
dello Stato, con un reclutamento del lavoro di tipo feudatario,
ad azienda capitalistica inserita in un mercato internazionale,
con bassi costi di produzione e alta produttivita', costrinse a
regolamentare meglio le condizioni in cui si svolgeva l'attività
dei galeotti.Il nuovo regolamento vide la luce, negli anni
Trenta dell'Ottocento, assieme alla riorganizzazione tecnologica
ed idraulica dell'intero sistema del Molentargius: vennero
introdotte le "Viti
di Archimede", mosse da cavalli, che trasferivano l'acquada una
casella salante all'altra, sostituendo il lavoro degli uomini
che aveva sempre trasportato l'acqua a forza di braccia e con
barili; le pesanti carriole di legno con le quali il sale veniva
portato alle piramidi furono sostituite dalle piu leggere ceste;
iniziò lo scavo dei canali che ancora oggi caratterizzano il
paesaggio della città e del Poetto, sottraendo in questo modo
l'alimentazione delle saline ai capricci metereoligici e venne
fondato un centro abitato alle porte della citta' che presto
sarebbe diventato lo stabilimento penale di San Bartolomeo. Il
Lavoro e le ore lavorativi per i forzati cambiava di anno in
anno sin quando il Vicerè fissò l'orario di lavoro dalle cinque
alle nove del mattino, e dalle quattro alle nove di sera, per un
totale di otto ore. Questa e' la storia dei dannati del sale la
loro storia ci appartiene.
Cagliari e' resuscitata troppe volte
per arrendersi adesso. |
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